Identikit

Il sindaco ideale

Primo nell’onore e primo nel dovere. “Primo cittadino” col motto “primo è il cittadino”.

Per amore, non per denaro: non tiene per sé il compenso che gli spetterebbe ma lo destina ad iniziative per la collettività (grazie al sindaco uscente, sig. Ponti, per avercelo insegnato).

Agorafilo (neologismo che non so neanche se esista: agorà=piazza, filèin=amare, cioè colui che ama la piazza): meno palazzo e più piazza. Frequenta la piazza per ascoltare le opinioni, le idee, le segnalazioni e le lagnanze della poplazione. Comunica i giorni in cui si farà trovare in piazza per ascoltare e parlare con i suoi concittadini.

Ha a cuore le periferie: frequenta e si interessa alle periferie. Almeno una volta ogni 2-3 mesi comunica una data in cui si fa trovare nei borghi e nei quartieri esterni al centro, per ascoltare gli abitanti e studiare insieme a loro soluzioni migliorative.

Sempre rintracciabile: mette a disposizione dei cittadini un numero di telefono a cui è sempre rintracciabile, tranne quando lavora o è via. Se non rintracciabile richiama lui il numero al più presto. Quando è via il telefono viene lasciato al vice-sindaco.

Arriva per primo: in caso di segnalazione da parte di cittadini, non delega ad altri la valutazione della situazione ma si reca per primo sul posto a visionare, possibilmente in giornata o al massimo il giorno seguente. Per questo consiglia di inoltrare a lui le segnalazioni.

Consulta la sua gente: in caso di iniziative di una certa importanza, prima di decidere, consulta tramite la raccolta on-line o questionari cartacei, l’opinione degli angeresi.

6 comments

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  1. francesca vesco

    Mi sembra utopico, però se esistesse lo voterei subito…..
    Ringrazio ed ammiro il Sig. Ponti per avere sempre destinato il compenso alla collettività, anche se ritengo che sia più facile farlo quando le condizioni economiche
    te lo permettono…

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    1. paola

      Se tutti quelli che economicamente potessero farlo, lo facessero, il mondo sarebbe certo migliore
      Paola

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  2. Massimo Dotta

    Che bello un sindaco che va in giro per il paese, mi sembra che però tanti sindaci del passato l’abbiano fatto e lo fanno ancora ma forse sarebbe il caso che il sindaco non fosse un essere più o meno irraggiungibile per censo. Un sindaco amico di tutti sarebbe l’ideale ma poi ???????????? a chi darebbe priorità col poco tempo e i pochi soldi di un bilancio comunale?

    Non sono così sicuro che la rinuncia al proprio appannaggio sia una panacea. Certo se uno é ricco può, nobilmente, rinunciarvi ma se un sindaco viene nominato tra gente normale magari sarebbe bello che questo dedicasse al paese tanto del suo tempo a allora quei soldi potrebbero fare comodo, oppure il sindaco con famiglia deve mangiare solo le scartoffie del comune?

    27/10/2010 alle ore 15, 31
    Non sono così sicuro che la rinuncia al proprio appannaggio sia una panacea. Certo se uno é ricco può, nobilmente, rinunciarvi ma se un sindaco viene nominato tra gente normale magari sarebbe bello che questo dedicasse al paese tanto del suo tempo a allora quei soldi potrebbero fare comodo, oppure il sindaco con famiglia deve mangiare solo le scartoffie del comune?

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  3. Anonimo

    Vi mando un articolo divertente sul modo di fare il sindaco del nostro concittadino Antonio Greppi

    “MILANO SERA 13-14 LUGLIO 1946

    Un articolo di Guido Rosada

    MONSIEUR LE MAIRE
    SENOR ALCADE

    SAPETE CHI E’? L’E’ IL GREPPI

    “Lei non sa con chi parla! Farò un rapporto al Sindaco!”
    “Ah, basta! Ades vò mi dal Greppi….”
    “L’unica l’è andà dal sindic…”

    Quante volte, durante la giornata, avete occasione di udire frasi simili?
    Si parla del sindaco dome del “deus ex machina” di ogni situazione: lui – non c’è dubbio – metterà a posto ogni “grana”.

    Circa un centinaio di cittadini si rivolge ogni giorno – di persona o per lettera – al signor sindaco. Ognuno a raccontare il suo fatto personale, le sue croci, con parole eccitate e accorate..
    La sua storia s’inizia spesso da Adamo ed Eva e la conclusione è sempre quella:”Lei, signor sindaco, che può tutto non potrebbe…?” Che il sindaco “possa tutto” è un’opinione. Vi sono mille cosa che egli non può decidere, tutt’al più soltanto agevolare. Senza contare quando gli si chiede di andare addirittura contro la legge.
    Greppi inizia la sua giornata alle sette del mattino. C’è già qualcuno che lo sa e se ne approfitta. Anzi, più di qualcuno. Una fila di “barboni”, reduci, disoccupati che lo attendono al varco – inflessibilmente – dinnanzi al portone della sua casa, in Via San Michele del Carso 5. Il sindaco li ascolta velocemente, uno ad uno. E li indirizza all’E.C.A o agli altri organi assistenziali creati apposta per queste cose. Poi corre al suo studio, democratico si, ma al piano “nobile” del palazzo di Piazza della Scala. Al suo arrivo lo attende un bel mucchietto di biglietti compilati da gente che vuol essere ricevuta: e c’è da curare gli appuntamenti, le cerimonie, i discorsi. Tanti discorsi.
    Lo spoglio dei biglietti di ricevimento comunque è severo: il motivo della visita deve essere indicato particolareggiatamente. Ne ho letto qualcuno, ecco:”Per pratica mobili”. “Una infamia”. “Per dirgli le mie condizioni”. “Urge partire per Pisa”. “Per una disgrazie del bambino”. Che cosa avrà voluto dal sindaco questa gente?
    Denaro per il viaggio? La punizione di un colpevole? La possibilità di far curare un bimbo andato sotto ad una bicicletta? Innumerevoli casi umani, piccole beghe, singolari follie di uomini: prezioso materiale per un sindaco-commediografo. Ed anche per un segretario –commediografo, come il Dottor Ciro Fontana, il quale, assieme al Dottor Quagliotti, si fa in quattro per dirimere “in istruttorio” le questioni, per evitare al sindaco le “grane” minori. A lui sono riservati i bocconi duri da digerire. Ma, prima del segretario e del sindaco, un primo vaglio, un vaglio da tecnico dal fiuto sapiente (ma non sempre) viene effettuato dal vecchio capo-usciere che dopo diciott’anni di Municipio conosce i suoi polli e gli basta un’occhiata per capire se si tratta di uno che fa perdere del tempo. Giusto Lisi vanta un perfetto “fisic du rÔle” con quella bella “pelata” e l’austero palamidone. Egli confessa, con voce contrita, solo una papera nella sua lunga carriera. All’epoca delle elezioni amministrative fece fare una lunga anticamera ad un signore che poi con comodo annunciò al signor sindaco: “c’è un certo Signor Saragat….Può riceverlo?”.
    Una madre gli presenta un giorno la propria figlia sedotta e abbandonata. E pretende che il sindaco richiami d’autorità al suo dovere il mascalzone …Un inventore arriva con un campionario di barattoli. E non vuole andarsene finché Greppi non acconsenta ad assaggiare un certo miele di sua creazione, tratto dal mosto…Una scrittrice si fa ricevere con un voluminoso manoscritto sotto il braccio. Si tratta naturalmente di un romanzo.”Mi permetta, signor sindaco, di leggerlo. Ho bisogno assoluto del suo giudizio.” Il sindaco promette. Ma il giorno dopo rieccola di nuovo: “il mio manoscritto, per favore?” “Eccolo”. “Ho avuto un pentimento, volevo correggere alcune frasi”: E il sindaco a cederle il posto, attendendo pazientemente la correzione. “Ed ora lo legga, mi ha promesso, eh! “ Da quel giorno la scena si è ripetuta varie volte. Ogni secondo giorno nuovi pentimenti: nuove correzioni, nuova raccomandazione. Il romanzo è ancora lì. E da Greppi c’è da aspettarsi di tutto, anche che se lo legga.

    Non si contano poi le richieste di alloggio, di lavoro, di licenze per aprire spacci e baracche di vendita, le proposte. Chi ha dei nuovi piani di governo, chi progetti meravigliosi per far sorgere una casa in una settimana, chi modifiche da apportare al piano regolatore. Tra i ricevuti figurano anche nomi celebri della letteratura e del teatro, oltre quelli della politica. Nino Berrini, Emma Gramatica, Diana Torrieri….Ma non per salutarlo solamente. Anche costoro hanno da chiedergli i suoi buoni uffici per l’alloggio, per il passaporto o che so io.
    Ed ora un’occhiata alle lettere. Continuano le sorprese, le fantasie. Questa, ecco. Un gruppo di reduci fa una violenta diatriba contro le case di tolleranza. Alla fine propone la revoca della licenza a quegli strani tipi di “industriali”: questi esercizi – sostiene – dovranno essere gestiti dai reduci ed ex-partigiani. Un uovo di colombo, in fondo.
    Non mancano le lettere dall’estero, indirizzate a Monsieur le Maire e persino al Señor Alcade. Una graziosissima parigina ventenne, che unisce la propria fotografia accanto ad un paffuto pargoletto, scrive testualmente: “Monsieur le Maire! Voici plusieurs mois que je recherche le père de mon enfant sans
    avoir aucune reponse. J’avais écrit a Monsieur le Chef suprème de la Police de Milan. J’avais joint une lettre e une photografie. Je m’en rapporte a vous pour tranquilliser le pauvre coeur d’une jeune maman de 20 ans…”
    Si tratta, l’avete capito, di un bimbo venuto da un italiano ex internato. Beh, il sindaco s’è dato d’attorno e pare che il fedifrago sia già stato individuato. Ma ci vuole discrezione, molta discrezione in queste cose.

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  4. Bruno

    A me personalmente, piace moltissimo l’identikit del Sindaco per eccelenza, meno cravatte e scrivania e più in mezzo alla gente comune. Si potrebbero percepire delle nuove idee a titolo gratuito!!!!! magari su questioni fino ad oggi passate nel dimenticatoio.
    Se esiste un Sindaco così, lo voterei subito.
    Anche se la politica specialmente di questi ultimi tempi, ha detto tutto e il contrario di tutto ( mi chiedo cosa pensa la gente di altre nazioni, che vedono i nostri dibattiti di politici in televisione, è un litigio unico!), io sarei più propenso al fare che al dire.
    Al var pusè un andà, che cento andem!
    A buon intenditor………

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  5. gianni

    un sindaco così ideale come lo si vorrebbe lo si trova slo su marte,ad angera fin’ora quelli passati hanno fatto pieta’

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